Parità di genere / 5 min di lettura

Certificazione UNI/PdR 125: come funziona e cosa porta davvero

Aree, pesi e soglia del 60%, l’esonero contributivo e il vantaggio nelle gare: cosa dicono le fonti e cosa non garantiscono.

Redazione Wellbe · Aggiornato il 25 settembre 2026

In questa pagina
  1. Chi la rilascia
  2. Sei aree, pesi diversi
  3. Proporzionata alla dimensione
  4. Non solo indicatori
  5. Quanto dura
  6. L’esonero contributivo
  7. Gare e bandi
  8. In Wellbe

La certificazione della parità di genere esiste per legge dal 1° gennaio 2022. L’ha introdotta la L. 162/2021 con l’art. 46-bis del Codice delle pari opportunità (D.Lgs. 198/2006). Attesta le politiche e le misure concrete adottate per ridurre il divario di genere. I parametri minimi sono quelli della prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022, recepita con il decreto del 29 aprile 2022 (Gazzetta Ufficiale n. 152 del 1° luglio 2022).

Chi la rilascia

Solo organismi di certificazione accreditati, che lavorano secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1. In Italia l’accreditamento lo rilascia Accredia. Un consulente aiuta a prepararsi; il certificato arriva solo dopo l’audit dell’organismo. La prassi esclude le partite IVA senza dipendenti.

Sei aree, pesi diversi

Area Peso Indicatori
Cultura e strategia 15% 7
Governance 15% 5
Processi HR 10% 6
Opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda 20% 7
Equità remunerativa per genere 20% 3
Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro 20% 5

In tutto sono 33 indicatori. Quelli qualitativi si misurano come presenti o assenti. Quelli quantitativi come scostamento percentuale da un valore interno o dalla media nazionale o di settore ATECO. Ogni indicatore raggiunto vale punti, ponderati per il peso dell’area. Per la certificazione serve un punteggio complessivo di almeno il 60%.

Proporzionata alla dimensione

La prassi divide le organizzazioni in quattro fasce: micro (1-9 addetti), piccola (10-49), media (50-249) e grande (250 e oltre). Micro e piccole hanno semplificazioni e devono raggiungere solo alcuni indicatori per area. Medie e grandi li applicano tutti.

Non solo indicatori

La prassi chiede anche un sistema di gestione. In sintesi:

  • una politica per la parità di genere definita dall’alta direzione e pubblicata sul sito;
  • un comitato guida, composto almeno dall’amministratore delegato o da un delegato della proprietà e dal responsabile del personale, in proporzione alla dimensione;
  • un piano strategico con obiettivi misurabili, azioni, responsabili e frequenza di monitoraggio dei KPI;
  • budget e responsabilità assegnati;
  • formazione a tutti i livelli, anche su pregiudizi e stereotipi;
  • procedure su selezione, carriera, equità salariale, genitorialità e conciliazione.

Quanto dura

Le fonti non sono del tutto allineate. Il Dipartimento per le Pari Opportunità indica una validità di tre anni, con monitoraggio annuale. Il testo della prassi parla anche di una rivalutazione ogni due anni. Il calendario delle verifiche va chiarito con l’organismo di certificazione prima di firmare.

L’esonero contributivo

Le aziende private certificate possono ottenere un esonero dei contributi a carico del datore di lavoro fino all’1%, con un tetto di 50.000 euro l’anno per azienda, per tutto il periodo di validità della certificazione. La L. 162/2021 lo prevedeva per il 2022. La legge di bilancio 2022 ha finanziato il fondo anche per gli anni successivi, e il decreto interministeriale del 20 ottobre 2022 ha fissato le regole a partire dal 2022.

Tre cose da sapere.

  • La domanda si fa all’INPS, online, nelle finestre che l’Istituto apre. L’ultima campagna (messaggio n. 3804 del 16 dicembre 2025) riguardava le certificazioni ottenute entro il 31 dicembre 2025, con domande fino al 30 aprile 2026. Chi era già stato ammesso, con certificazione ancora valida, non doveva ripresentarla. Per le certificazioni ottenute nel 2026 vanno seguite le istruzioni INPS della campagna successiva.
  • L’1% è un massimo, non una garanzia. Le risorse sono limitate: se le domande ammissibili superano i fondi, il beneficio viene ridotto in proporzione per tutti.
  • Servono i requisiti generali per gli incentivi contributivi, a partire dalla regolarità contributiva, e l’assenza di sospensioni dei benefici disposte dall’Ispettorato del lavoro.

Gare e bandi

Nel Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023, art. 108, comma 7) le stazioni appaltanti devono prevedere nei bandi un punteggio maggiore per le imprese che adottano politiche per la parità di genere, comprovate dalla certificazione. Per le agevolazioni alle imprese con fondi europei, nazionali e regionali, la L. 162/2021 (art. 5, comma 3, nel testo in vigore dal 1° gennaio 2026) prevede un punteggio premiale o, in alternativa o in aggiunta, altri sistemi di premialità del codice degli incentivi. Conta il possesso della certificazione alla data della domanda.

Da verificare caso per caso: altri vantaggi in gara, come le riduzioni della garanzia, dipendono dal tipo di procedura e da quanto prevede il bando, e le regole sono state modificate dal correttivo al Codice (D.Lgs. 209/2024).

Dal 7 giugno 2026 è in vigore anche il D.Lgs. 96/2026 sulla trasparenza retributiva. È una norma distinta dalla certificazione, ma i dati sulle retribuzioni per genere servono a entrambe.

In Wellbe

Il modulo parità di genere di Wellbe misura i KPI delle sei aree con i pesi della prassi, raccoglie le evidenze per ogni indicatore e simula il punteggio rispetto alla soglia del 60%. Una fotografia in PDF fissa la situazione a una data. L’archivio delle certificazioni tiene le scadenze. Wellbe accompagna la preparazione: la certificazione la rilascia solo un organismo accreditato.

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