Stress lavoro-correlato / 5 min di lettura

Stress lavoro-⁠correlato: come si valuta davvero

Il percorso minimo fissato dalla Commissione consultiva e il metodo INAIL: valutazione preliminare, gruppi omogenei ed eventuale approfondimento.

Redazione Wellbe · Aggiornato il 25 settembre 2026

In questa pagina
  1. Chi la fa
  2. Gruppi omogenei, non singole persone
  3. Fase 1: la valutazione preliminare
  4. Cosa succede dopo
  5. Fase 2: la valutazione approfondita
  6. Quando rifarla
  7. Gli errori più frequenti
  8. In Wellbe

Lo stress lavoro-correlato è un rischio come gli altri: va valutato e scritto nel documento di valutazione dei rischi (DVR). Lo prevede l’art. 28 del D.Lgs. 81/2008, che rimanda ai contenuti dell’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004. Il «come» lo hanno definito le indicazioni della Commissione consultiva permanente, diffuse dal Ministero del Lavoro con la lettera circolare del 18 novembre 2010. Descrivono il livello minimo che vale per tutti i datori di lavoro, pubblici e privati.

Chi la fa

La fa il datore di lavoro con il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP). Coinvolge il medico competente, se nominato, e consulta prima il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS o RLST). Riguarda tutti, compresi dirigenti e preposti.

Gruppi omogenei, non singole persone

La valutazione non guarda ai singoli. Guarda a gruppi omogenei di lavoratori esposti a rischi dello stesso tipo: per mansione, per reparto, per turno. Li individua il datore di lavoro in base all’organizzazione reale.

È la scelta più delicata dell’intero percorso. Gruppi troppo ampi nascondono i problemi. Gruppi troppo piccoli rendono difficile proteggere l’anonimato di chi risponde ai questionari.

Fase 1: la valutazione preliminare

È obbligatoria. Si raccolgono indicatori oggettivi e verificabili, se possibile numerici, di almeno tre famiglie.

  1. Eventi sentinella: indici infortunistici, assenze per malattia, turnover, procedimenti e sanzioni, segnalazioni del medico competente, lamentele formalizzate e frequenti. Si leggono rispetto a parametri interni, come l’andamento negli anni.
  2. Contenuto del lavoro: ambiente e attrezzature, carichi e ritmi, orari e turni, corrispondenza tra competenze e requisiti richiesti.
  3. Contesto del lavoro: ruolo nell’organizzazione, autonomia decisionale e controllo, conflitti, sviluppo di carriera, comunicazione.

Si possono usare liste di controllo. Su contenuto e contesto vanno sentiti i lavoratori o i loro rappresentanti; nelle aziende più grandi basta un campione rappresentativo. Il modo lo sceglie il datore di lavoro.

Per gli eventi sentinella l’INAIL suggerisce una base di confronto: per esempio il valore medio di un indicatore negli ultimi tre anni per quel gruppo, da confrontare con l’anno in esame.

Un chiarimento utile. Il questionario ai lavoratori non è richiesto in questa fase: la norma chiede di sentirli, non di usare uno strumento preciso. Nulla vieta di usarlo già qui, purché resti anonimo e venga letto per gruppi.

Cosa succede dopo

  • Nessun elemento di rischio. Lo si scrive nel DVR e si prevede un piano di monitoraggio. L’INAIL raccomanda almeno di ripetere periodicamente la valutazione preliminare.
  • Elementi di rischio. Si pianificano interventi correttivi: organizzativi, tecnici, procedurali, comunicativi, formativi. Poi si ripete la valutazione preliminare per vedere se hanno funzionato.
  • Interventi inefficaci. Si passa alla valutazione approfondita, nei tempi che l’azienda stessa ha fissato.

Fase 2: la valutazione approfondita

È eventuale. Misura la percezione dei lavoratori con questionari, focus group o interviste semi-strutturate, e riguarda solo i gruppi in cui sono emersi problemi. Nelle imprese fino a 5 lavoratori il datore di lavoro può sostituire questi strumenti con riunioni che coinvolgano direttamente i lavoratori nella ricerca delle soluzioni e nella verifica dei risultati.

Il metodo INAIL, aggiornato nel 2017, usa per questa fase il Questionario strumento indicatore, validato su oltre 60.000 lavoratori. La parte standard ha 35 domande.

Da aprile 2025 la piattaforma INAIL aggiunge, sia alla valutazione preliminare sia a quella approfondita, sezioni facoltative su lavoro da remoto, innovazione tecnologica e conciliazione, con un punteggio separato da quello principale.

Quando rifarla

La valutazione va rielaborata subito, e il DVR aggiornato entro 30 giorni, quando cambiano in modo significativo l’organizzazione o il processo produttivo, quando lo richiede l’evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione, dopo infortuni significativi o quando la sorveglianza sanitaria lo rende necessario (art. 29, comma 3).

Oltre questi casi, le fonti non fissano una cadenza precisa. La frequenza del monitoraggio la decide l’azienda, e va scritta nel DVR insieme ai tempi delle attività.

Gli errori più frequenti

  • Fare solo il questionario. La fase necessaria si basa su indicatori oggettivi; la percezione dei lavoratori viene dopo, o si aggiunge.
  • Un solo gruppo per tutta l’azienda. Se le mansioni sono diverse, un dato medio non dice nulla su nessuna.
  • Non sentire lavoratori o RLS su contenuto e contesto del lavoro.
  • Dimenticare dirigenti e preposti, che rientrano nella valutazione come tutti.
  • Chiudere con «nessun rischio» senza piano di monitoraggio. Anche l’esito negativo va gestito nel tempo.

In Wellbe

Il modulo stress lavoro-correlato di Wellbe segue questo percorso. Si inseriscono gli eventi sentinella, si raccoglie un questionario anonimo tramite link o QR code, si leggono i risultati per aree e per gruppi omogenei, poi si esporta un PDF da allegare al DVR. Un assistente di scrittura facoltativo aiuta a stendere la relazione. Valutazione e scelte restano del datore di lavoro e dell’RSPP: Wellbe prepara l’allegato, non il DVR.

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